VACCINAZIONI SI, VACCINAZIONI NO…. PROTOCOLLI VACCINALI E LINEE GUIDA

Facciamo seguito a numerose richieste di informazioni riguardo la necessità o meno di vaccinare i propri animali, soprattutto in relazione a presunti effetti collaterali più o meno gravi che sembrano essere correlati con la somministrazione delle dosi vaccinali. Per prima cosa chiariamo che siamo Medici, ed in quanto medici non possiamo ignorare gli indubbi vantaggi che negli ultimi 100 anni le vaccinazioni -sia in campo umano che in quello animale- hanno portato, basti pensare a quante malattie un tempo diffusissime sono ormai scomparse o debellate quasi completamente nei Paesi ove l’accesso a cure mediche e trattamenti vaccinali è stato sempre garantito. Detto ciò, in un’epoca in cui l’informazione e l’approfondimento medico scientifico, così come il dibattito culturale su temi che un tempo erano appannaggio di categorie professionali ben precise (Medici in questo caso) sono fruibili liberamente in rete da chiunque ed in qualunque momento, è doveroso considerare i punti di vista, le eventuali obiezioni o i dubbi dei nostri clienti e saper spiegare al meglio le motivazioni che ci spingono a fare determinate scelte mediche per ciascun paziente, ed anche adattare i protocolli medici caso per caso, facendo scelte mirate in base al rapporto rischio/beneficio per ciascun individuo. La cosa importante, anzi FONDAMENTALE è attingere ad informazioni CORRETTE e farsi un’idea propria sulla base di un ragionamento sensato, sulla base di motivazioni mediche oggettive, senza pregiudizi e senza estremismi e, soprattutto, secondo la FIDUCIA che ognuno dovrebbe riporre nel proprio Medico Veterinario.

Si parla tanto negli ultimi anni di “over-vaccination”, sia in campo umano (che non è di nostra pertinenza, per cui lungi da noi esprimere giudizi) che in campo veterinario, in particolare per gli Animali da Compagnia, ossia la vaccinazione sempre e comunque, a volte ritenuta eccessiva/non necessaria, oppure si leggono articoli allarmistici (e ben poco scientifici) circa presunti effetti collaterali devastanti e a volte mortali di taluni vaccini specifici, di cui parleremo in seguito più approfonditamente. Ebbene, in parte ciò è stato per anni piuttosto vero: si cercava di sottoporre a tappeto a vaccinazione i nostri animali da compagnia, non tanto mettendo a rischio la loro salute (perchè, salvo irrisorie percentuali di animali con alterazioni immunitarie/autoimmuni o patologie allergiche o croniche gravi, nei quali la somministrazione immotivata di vaccini potrebbe non essere raccomandata, nella quasi totalità dei nostri amici non si verificano problemi di salute alcuni) ma piuttosto con l’obiettivo di ridurre drasticamente la diffusione di patologie virali molto gravi e aggressive, che erano una volta molto più diffuse e mortali per i nostri animali, oppure di patologie “zoonotiche”, ossia trasmissibili all’uomo e per le quali i nostri animali potevano fungere da serbatoio o veicolo di contagio per la popolazione umana (rabbia per esempio). Indubbiamente l’aver creato una forte ed estesa Immunità di Popolazione ha giovato e giova tuttora per cani e gatti, ma con l’avvento di nuove metodiche e con l’evoluzione dei protocolli vaccinali è possibile adattare il piano vaccinale in base all’ AREA GEOGRAFICA (e quindi in base alla reale diffusione di determinate malattie), ed in base al SINGOLO SOGGETTO (quindi in base allo stile di vita, aree frequentate, contatti o meno con altri animali, viaggi, stato di salute o stato immunitario del soggetto e così via). A questo scopo la WSAVA (World Small Animal Veterinary Association) negli anni ha elaborato delle “Linee Guida” per le vaccinazioni degli animali da compagnia, ossia dei protocolli CONSIGLIATI che potessero essere in linea di massima applicabili e validi su scala Mondiale, con delle differenze tra quanto raccomandato per i Paesi più industrializzati e quelli invece in via di sviluppo. La wsava indica nel cane e nel gatto le vaccinazioni “CORE” ossia RACCOMANDATI sempre e comunque, e quelli “NON CORE” ossia opzionali, in base alla zona geografica di appartenenza o allo stile di vita dell’animale. I vaccini core nel cane sono Cimurro, Adenovirus, Parvovirus -nelle sue varianti- mentre nel gatto sono ParvovirusFelino, Calicivirus e Herpesvirus Felino. Le non core nel cane sono quelle contro la Leptospirosi, la Parainfluenza, la Bordetella, l’ Herpes virus e la Rabbia (la vaccinazione contro la Rabbia è considerata Core in alcuni Paesi) e nel gatto quella contro la Leucemia Felina. Secondo queste linee guida (che, ribadiamo, non sono legge) per alcune tipologie di vaccino (nel caso del cane Cimurro, Adenovirus, Parvovirus, nel caso del gatto il Parvovirus Felino) si è visto che l’immunità perdura in media molto più a lungo dei 12 mesi canonici, utilizzati come riferimento per il richiamo vaccinale, ossia in media 3 anni, dopo i primi richiami vaccinali effettuati CORRETTAMENTE. Cio’ significa che questa media è stata ottenuta da soggetti campione nei quali in parte l’immunità, quindi la protezione, è risultata attiva anche 4 o 5 anni, in parte pero’ è risultata essere inferiore ai 3 anni. Questo significa che si, le linee guida possono indicare come frequenza di somministrazione delle dosi vaccinali di richiamo i 3 anni, ma non è detto che per forza nel soggetto che abbiamo davanti questa protezione sia effettivamente presente! Inoltre, per quanto riguarda i gatti, bisogna tenere presente che l’unico virus per il quale l’immunità vaccinale può perdurare circa 3 anni è il ParvovirusFelino; per Herpesvirus Felino e per Calicivirus Felino invece l’immunizzazione del soggetto è solo parziale, e spesso è insufficiente dopo i 12 mesi, pertanto si raccomanda sempre e comunque un richiamo annuale con il vaccino Trivalente per tutti i gatti che abbiano un medio/alto rischio di contrarre tali virus.

Quindi come si fa a sapere se bisogna Ri-Vaccinare il cane o meno? Per rispondere a questa domanda sono appunto nati i test per la titolazione anticorpale, ossia per verificare se la protezione indotta dai vaccini sia elevata/sufficiente o insufficiente.

A chi si rivolgono questi test ambulatoriali? A tutti i proprietari di animali che, per etica e informazione personale scelgano (giustamente) di non vaccinare indiscriminatamente il proprio cane, ma solo in caso di effettiva necessità (quindi scarsa protezione anticorpale), oppure ai proprietari di cani che hanno manifestato effetti collaterali vaccinali, tali da rendere il rapporto rischio/beneficio della vaccinazione meno favorevole alla vaccinazione stessa, per i soggetti immunodepressi o affetti da malattie autoimmuni o malattie croniche gravi, per i quali sia indicato rivaccinare solo in caso di effettiva necessità.

Quanto costa il test? Il costo al proprietario del singolo test è all’incirca sovrapponibile a quello di una vaccinazione annuale (in media tra i 45 ed i 55 euro).

Quali possono essere i limiti di applicazione del test? Il primo limite di applicazione del test anticorpale riguarda la specie felina: per il gatto ha meno senso, essendo che è validato come metodica solamente per il parvovirus mentre gli altri due componenti della dose vaccinale andrebbero comunque somministrati… Secondariamente il limite potrebbe essere economico… Ci teniamo a precisare che la scelta di non vaccinare/vaccinare meno il proprio animale, non deve essere dettata dal desiderio di risparmiare i soldi del veterinario (“perchè ho letto su internet che si puo’ vaccinare ogni 3 anni quindi io non vado a far visitare e vaccinare il mio cane tutti gli anni” oppure “ho letto su un forum che il vaccino xy causa danni permanenti al cane per cui io non lo faccio” e così via), bensì da una attenta analisi e corretta formazione personale, che ci porti a decidere di somministrare i vaccini (o qualsivoglia farmaco) solo se necessario/utile. Cio’ significa che, effettuati tutti i richiami vaccinali dell’età giovanile del cane (almeno quindi fino all’anno di vita), qualora decidessi di vaccinare il mio cane ogni 3 anni, sarebbe consigliabile effettuare ogni anno il test anticorpale per verificare l’effettiva protezione. In caso la protezione sia attiva, potrò non vaccinare il cane, in caso di protezione insufficiente pero’, dovrò comunque effettuare la vaccinazione. Si evince quindi che non è detto che vi sia un risparmio economico, certamente una scelta etica e consapevole nei confronti del nostro animale, ma non necessariamente più economica per il portafoglio!

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Come si effettua il test? Il test si effettua tramite un piccolo prelievo di sangue del paziente, che viene poi successivamente lavorato mediante un apposito kit con pozzetti e reagenti specifici, al fine di far sviluppare una reazione immunoenzimatica, che si traduce nello sviluppo sul kit di diverse colorazioni, corrispondenti a diversi “titoli” quindi livelli di anticorpi.

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E per i vaccini Non-Core? Per i vaccini non core non esiste attualmente un test per la determinazione della copertura anticorpale, e in ogni caso sono vaccini che necessariamente devono essere richiamati annualmente (ad eccezione dell’antirabbica, che invece in alcuni casi ha durata di 3 anni, e per il cui virus esiste la titolazione anticorpale, anzi è spesso richiesta ed obbligatoria per espatriare in alcuni Paesi). Quindi ad oggi in Italia tra le vaccinazioni Non-core quella contro la Rabbia non è più obbligatoria (lo è per portare l’animale al di fuori del Paese, in qualunque stato anche solo dell’Unione Europea), per cui si effettua agli animali -cani e gatti- che si trovino spesso a viaggiare con i proprietari; il vaccino contro la cosiddetta “tosse dei canili” (Bordetella Bronchiseptica e Parainfluenza) è raccomandato solo in caso di soggetti da esposizione o che soggiornino spesso in pensioni/canili etc; il vaccino contro la Leucemia Felina si effettua a tutti i gatti che abbiano accesso all’esterno e contatti con altri gatti -quest’ultimo ha cadenza annuale fatta eccezione per un solo tipo di vaccino di una azienda farmaceutica, che dopo primi richiami corretti può essere richiamato ogni 3 anni- ; il vaccino contro la Leptospirosi -cane- è raccomandato in tutte le zone a rischio di tale patologia, in particolare in soggetti da lavoro -cani da caccia e da ricerca-, cani che vivono prevalentemente all’esterno o in aziende agricole etc, ed è altresì raccomandato nella sua variante quadrivalente (L4), in quanto protettivo nei confronti di sierovarianti di leptospira più presenti nel nostro territorio, ed anche in generale più protettivo delle precedenti versioni monovalenti, anche solo per il fatto che, in caso di infezione del cane, impedisce la leptospiruria, ossia l’eliminazione di leptospire con l’urina, che rappresenta poi il maggior veicolo di malattia per l’uomo.

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Spendiamo due parole in più su questo vaccino in particolare: non si puo’ non considerare che è in atto una campagna mediatica negativa ed allarmista nei confronti di questo tipo di vaccino (in particolare di una azienda nello specifico, di cui non diremo il nome), nata in Gran Bretagna a seguito della pubblicazione, a luglio 2016, di un articolo sul Daily Telegraph (peraltro giornale considerato dai più autorevole ed affidabile) in cui uno zelante giornalista scriveva di numerosi effetti collaterali (e 120 decessi) legati presumibilmente all’inoculazione di dosi vaccinali di L4, e in cui si sosteneva che la Wsava avesse consigliato ai proprietari di non sottoporre i loro cani, in particolare al di sotto delle 12 settimane di età, a tale vaccinazione vista la pericolosità del farmaco. Ahimè gran parte dell’articolo è risultato essere errato e fuorviante, in primo luogo perchè la Wsava non aveva mai fatto una tale dichiarazione (tanto è vero che ha poi pubblicato una smentita), in secondo luogo perchè, come spesso accade quando scoppiano queste campagne mediatiche negative nei confronti di un farmaco, i casi non sono stati documentati con rigore scientifico e, pertanto, tutti i dati pubblicati sarebbero da “prendere con le pinze”. Dovete sapere che, in caso di QUALSIASI reazione avversa a qualsiasi farmaco/vaccino (dalla più banale alla più grave), o anche solo SOSPETTA reazione avversa ad un farmaco (perchè magari non siamo certi che possa essere stata causata effettivamente da tale farmaco), deve venire segnalata dai medici e dai veterinari agli Enti preposti (in italia l’Ente per la Farmaco-vigilanza), compilando delle apposite schede che riportano dati del paziente (e del proprietario del paziente nel nostro caso), farmaco impiegato, tipo di reazione, eventuali esami effettuati per approfondire la causa della reazione etc etc. Il tutto viene accumulato e studiato caso per caso, facendo anche opportune verifiche (inclusi esami autoptici nei soggetti eventualmente deceduti) e in taluni casi, se venisse reputato il caso, viene bloccata la commercializzazione del tal farmaco. E’ chiaro che, per poter sostenere l’autenticità di quanto riportato in alcuni articoli, si dovrebbe avere a suffragio della documentazione scientifica e dei documenti che attestino l’avvenuta dichiarazione di reazione avversa da parte dei medici curanti di ciascun soggetto. Non basta quindi pensare che ci sia stata una qualche possibile correlazione tra la dose vaccinale o il tal farmaco per poter dichiarare ai quattro venti che esso sia nocivo o pericoloso, perchè questo non è utile a nessuno e non porta da nessuna parte. Da parte nostra siamo consapevoli che qualsiasi farmaco o vaccino, sia nei nostri animali domestici che su di noi, potrebbe avere degli effetti collaterali, questo è un dato di fatto, ed è per questo che quando si decide di effettuare un trattamento farmacologico/vaccinale si valuta il cosiddetto “rapporto rischio-beneficio“. Nessuno puo’ negare che, in piccolissime percentuali (120 casi su milioni e milioni di dosi vaccinali somministrate sono considerate davvero una percentuale irrisoria), qualche reazione avversa anche grave ci sia stata, ed è nostro dovere come medici considerare questo rischio. Però bisogna anche valutare se sia meglio correre lo 0,000x% di rischio di avere una reazione avversa al farmaco, oppure una percentuale ben maggiore di rischio che il nostro animale contragga un’ infezione quasi certamente mortale e potenzialmente trasmissibile anche a noi stessi e ai nostri famigliari. Dando un’occhiata anche alle immagini in alto, che si riferiscono all’esame autoptico di un cane deceduto in seguito a Leptospirosi, ed avendo potuto vedere con i propri occhi qualche paziente andarsene tra atroci sofferenze nel giro di due giorni, solo perchè non era stato vaccinato ed aveva contratto questa infezione, credo che la scelta di tutti sarebbe quella di vaccinare il proprio cane! 

A fronte di tutte queste informazioni, che spero siano state utili a farvi una vostra corretta opinione in merito ai vari vaccini da effettuare sui nostri amici animali, concludiamo il discorso raccomandandovi CORRETTA INFORMAZIONE e mente aperta e, cosa non meno importante, affidatevi con fiducia alle conoscenze dei Professionisti che per queste conoscenze hanno tanto studiato e costantemente continuano a farlo.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 maggio 2018. Aggiungi il permalink ai segnalibri.